Movimento Immobile

Confrontandomi con appassionati d’arte, critici e appartenenti al settore, mi è capitato di constatare come spesso, a proposito della fotografia, possano manifestarsi delle perplessità, vista la facilità che i mezzi oggi a disposizione, dagli i pad alle macchine digitali per arrivare ai telefonini, offrono un po’ a tutti di essere “dilettanti talentuosi”. Vedendo e ammirando le fotografie di Gabbana, mi trovo a dover rivedere e rivisitare queste mie considerazioni. Nelle mostre fotografiche infatti, Gabbana dona un taglio particolare alla fotografia, utilizzando una sua propria tecnica, la quale diventa quasi uno stile che permea ed attraversa ogni suo singolo lavoro. Da un lato squisitamente tecnico, Maurizio Gabbana privilegia l’analogico, non per una forma di pseudo romanticismo, volto a cancellare l’ irruzione del digitale, quanto perché lo sviluppo su pellicola, offre all’ artista stesso delle possibilità di sperimentazione che il digitale fornisce solo in parte. O meglio, spesso il digitale offre, per esempio tramite la fusione di immagini in Photoshop, la possibilità di creare lavori molto diversificati e ricchi di sfaccettature, ma l’artista deve anche essere il possessore di una THEKNE, di una qualità “artigianale” di un “saper fare”, che spesso oggi manca. Maurizio Gabbana, con la sapiente calma tipica dell’ artista , senza programmare ciò che imprimerà sulla sua pellicola, aspetta che il raptus dell’ ispirazione , simile al Daimon Socratico, si impossessi di lui. Allora, o mescolato al caos delle metropoli di giorno, o muovendosi sornione e felpato nelle atmosfere suggestive con cui la notte avvolge e ammanta le città, fotografa ciò che lo circonda sia esso naturale o artificiale. Gabbana indugia su scorci architettonici e monumentali di città e, come Andy Warhol, comprendendo come la sovraesposizione delle immagini, rendesse necessario. ridare visibilità.

Rolando Bellini