Maurizio Gabbana il sognatore

Gabbana è un tipo che non si accontenta, almeno non nelle sue foto.
Ha deciso di fare: delle foto a colori e in bianco e nero a monumenti importanti di alcune città importanti, come nel suo ultimo libro”con la luce negli occhi”.
Ma non solo!!!
Negli alberi secchi lui ci può vedere il mondo, perché si è messo a fotografare anche dei corridoi vuoti.
Ricorda! Quello che può vedere il cuore di un sognatore non sarà mai all' altezza di quello che gli occhi di una persona superficiale possono vedere. Nelle sue immagini c'è sempre qualcosa di deformato o moltiplicato più volte perché Maurizio Gabbana nelle sue immagini ha introdotto la rottura in modo da aprire un mondo parallelo al nostro.
Lui non pensa nemmeno un secondo quando deve (vuole) fare una foto.
Perché?
Perché ad ogni fotografo (sognatore) viene d'istinto.

Maurizio Gabbana è uno di loro!!!

da Zoe di 8 anni.

Roberto Mutti - Biografia ragionata

Maurizio Gabbana,
autore estroso e capace di accostare alle fotografie più tradizionali le riprese più audaci, inizia la sua attività espositiva con un intervento che ben lo rappresenta: la trasformazione espositiva di una galleria in cui venivano mescolate sapientemente dal curatore Rolando Bellini opere di varie epoche: da un probabile Bernardino Luini a un David passando per un Rubens e un Guercino per arrivare alla contemporaneità di cui era un esponente con i suoi scatti eclettici.
Milano torna al centro della sua attenzione con una serie di riprese molto spettacolari esposte in una personale alla galleria milanese Studio’ mentre ben più impegnativa si rivela quella presentata alla Galleria Morotti di Daverio(VA). Non contento di tutto ciò, Gabbana si dirige verso altre prospettive: quella più propriamente artistica con uno studio su un dipinto attribuito a Bernardino Luini nell’ambito del concorso fotografico "Amici di Chiara", quella più grafica per la collettiva itinerante a Pescara, Milano e Roma "15x21 cartoline dagli artisti", quella che richiedeva più inventiva legata al concorso "Arte in Arte" che produrrà un piatto da lui stesso pensato, ideato e progettato anche in prospettiva Expo 2015, quella più spettacolare mostrata in una installazione permanente nella hall della sede de “Il sole 24 ore” in via Monte Rosa a Milano. A questo punto l’autore torna a proporsi con mostre personali (quella incentrata sull’architettura in un parallelo fra Milano e New York presentato alla galleria milanese Sibernagl Undergallery, quella patrocinata a Bari dalle autorità locali) e collettiva come “Shooting” esposta nella sede della sede della Regione Lombardia; nella collettiva "After the Bike" in occasione dei mondiali di ciclismo e “Illustrating Florence” inserita nella Biennale di Firenze sull’interpretazione urbanistica della città dove oltre al ruolo di autore assume quello di curatore.
Con questa intensa attività espositiva sfocia nella partecipazione al MIA.

Roberto Mutti

L’impronta pittorica nell’arte fotografica di Maurizio Gabbana

Non si può fare a meno di tornare indietro nel tempo guardando le bellissime immagini di Maurizio Gabbana, a quei dipinti futuristici che avevano segnato, nei primi anni del Novecento, una netta rottura con la produzione pittorica del passato per guardare e creare un’epoca nuova, di rivoluzione nella tecnologia, nella vita quotidiana, nelle scoperte scientifiche, e perciò anche un diverso modo di intendere l’arte, la quale doveva necessariamente stare al passo con i cambiamenti che stavano comprendo ogni settore. Il Futurismo, con i suoi colori, con il suo dinamismo, con quelle rappresentazioni veloci, indistinte proprio perché orientate a una corsa verso il progresso che stava profondamente segnando quel periodo, sembra essere il punto di partenza del fotografo Maurizio Gabbana, un artista prima di tutto, che dall’occhio analitico dell’obiettivo si lascia influenzare davvero pochissimo. Si forma da autodidatta guardando soprattutto i grandi pittori, visitandone le mostre e prendendo spunto proprio dai loro dipinti per comprendere quanto il proprio amore per l’immagine fotografica fosse simile, fin dagli inizi, a quello di un artista per la propria tavolozza, e trasforma il tecnicismo della macchina in strumento per liberare quelle emozioni che non possono essere trattenute all’interno di uno schema più logico. Esploratore di città, ama osservarne i dettagli Gabbana, quelli più silenziosi, quelli che vengono trascurati dagli abitanti distratti che spesso, sovrappensiero, pensano ad altro; si lascia conquistare da immagini che poi la sua creatività non può fare a meno di stravolgere, di trasformare, come se guardasse la realtà attraverso un caleidoscopio in cui fondamentali non sono i colori bensì il momento della rotazione, quello durante il quale l’immagine precedente si sovrappone alla successiva e le due si fondono in una generando una realtà parallela, quella della Terra di mezzo in cui l’artista intravede un senso diverso delle cose. Esalta l’uomo raccontando di ciò che ha creato, dalle bellezze più classiche come il Duomo di Milano e la Tour Eiffel di Parigi, a quelle più moderne come i grattacieli di New York e Dubai, sebbene nelle sue immagini l’autore di queste meraviglie non appaia quasi mai, forse per una discrezione che la sensibilità di Maurizio Gabbana ha nei confronti delle emozioni più intime che riuscirebbe a rivelare, carpire senza essere visto.
O forse solo perché sente che la sua inclinazione è quella di dare voce a ciò che è inanimato, di far parlare e dialogare tra loro parti diverse della natura, quella pre-esistente e quella nuova creata dall’uomo, in una sinergia spettacolare e sorprendente che conquista immediatamente l’osservatore. Lo sguardo infatti vaga all’interno dell’immagine, cerca di capire cosa si nasconda dietro, quale simbolo della città immortalata sia mimetizzato dietro la frammentazione, quali siano le luci che si rifrangono e lo illuminano fino a celarne i confini e celarsi oltre essi. E poi Maurizio Gabbana di colpo sorprende perché sceglie in alcuni scatti, e solo in alcuni, di dare una rappresentazione più classica raccontando il dettaglio, la scalinata, l’interno di un edificio, esattamente come sono, senza trucchi, senza effetti prismatici, esaltando la grandezza dell’uomo che ne ha eseguito il progetto e la realizzazione, per ricordare agli osservatori contemporanei, che spesso si perdono nella velocità del vivere, che ciò che è oggi è stato costruito da contemporanei di un’altra epoca e che ciò che osservano distrattamente è il frutto di un sogno, di un’immagine visionaria che è stata trasformata in realtà. L’essere umano è raffigurato solo quando parte di un tutto, immagini in metropolitana, momenti di vita intravisti tra la folla oppure - come nella serie Pringles realizzata ponendo l’obiettivo alla fine di un tubo delle celebri patatine -, quando può scattare senza essere visto, per mantenere intatta la spontaneità e naturalità del frammento di esistenza che vuole immortalare.
Inizia tardi a manifestare la sua inclinazione artistica Maurizio Gabbana, dopo anni di carriera impiegata a occuparsi di altro, sia dal punto di vista professionale che da quello personale, ma, come spesso accade quando si trova la propria strada rimasta latente e silenziosa molto a lungo, letteralmente esplode e segue l’inarrestabile impeto a lasciar gridare quella voce creativa che genera scatti mozzafiato. Partecipa a moltissime importanti collettive – dalla Biennale di Firenze al Macro di Roma, da Palazzo Reale di Milano alla Biennale di Venezia, dall’Expo alla sede del Sole24Ore – vincendo anche importanti premi e riconoscimenti fino a realizzare la prima, bellissima monografia Con la luce negli occhi, edita da Skirà. Uomo sensibile e artista dello scatto, Maurizio Gabbana merita un posto di primo livello nel panorama culturale italiano così come in questa rubrica in cui il talento è l’assoluta e unica parola d’ordine.

Marta Lock